28 aprile 2008
l'Enunciato - Ovvero la mia prima Pubblicazione

La coordinatrice della collana promozionale "Donne in poesia" Elisa Davoglio, ha selezionato la mia raccolta "l'Enunciato" e "l'arte del bersaglio" di Lujba Merlina Bortolani.
Le due plaquette promozionali di 16 pagine l'una in formato A6, edite dalla Libraria Padovana Editrice in collaborazione con la Chelsea Editions di New York, verranno inviate a critici, riviste ed editori.
La presentazione verrà effettuata presumibilmente verso la metà del prossimo mese di giugno a Roma.
http://www.literary.it/info/news/donne_in_poesia.html
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posted by Francesca Pellegrino at lunedì, aprile 28, 2008


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06 marzo 2007
Un sogno di fiori
Me ne vado sognando fiori
per strada
anche se c'è un inverno qui
che mi brucia le ali.
Li vedo farneticare ad ogni angolo
di tutte le primavere che
non ho mai saputo
visto il tuttobuio
dei miei occhi sterili
E disegno centimetri di vuoto
con la punta del mio bastone.
Etichette: francesca pellegrino, poesia, taranto
posted by Francesca Pellegrino at martedì, marzo 06, 2007


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Se c'è un mese che non torna
Denti stretti a biasimarmi il sonno
mio cinico compendio
di poche ore imbalsamate
pellicole nerenere d’assenza.
Appena freddo
questo silenzio di carne, dentro
le volte che sei zenit
sulle mie radure di sabbia
e dal polistirolo di queste nuvole
nessuna neve, ancora,
a salvarmi il cuore.
Troveremo il modo
di pescare l’imperativo giusto
dalle onde col vento di febbraio in testa
e, lo so, lo stesso cielo
che s’avvilisce, vuoto, d’istanti
si farà ossigeno e valentino
- appena sarà giorno -
sulle nostre labbra. Etichette: francesca pellegrino, poesia, taranto
posted by Francesca Pellegrino at martedì, marzo 06, 2007


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Fogli naufraghi su zattere di vino rosso
Avevano preso
una piega strana i miei fogli
come di ortogonale
distrazione di gomiti
probabilmente
traccia di una biro sfera media
che inscatola arcobaleni
tridimensionali
su zattere di vino rosso
sogno statico di un volo
sopra nuvole gialle di nicotina
da sentirmi barcollare la voce
in un singhiozzo
di dittonghi balbuzienti
tutto ingoiato
e non ho più avuto il fegato
di fermarmi.
Etichette: francesca pellegrino, poesia, taranto, vino
posted by Francesca Pellegrino at martedì, marzo 06, 2007


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31 gennaio 2007
Un quasi Degas sulla parete
ottoni di riguardo
sulle geografie rattoppate
dei muri
dove un finto degas
sgambettava tulle
sul transito arrabbiato
di un bicchiere
costato le costole ad un sorriso
sulle labbra incrinate e
pieno per quel solo
che bastava
a farne due lacrime di buio
sull’intonaco bianco
.bianco
impronta d’ali ansimate
sulla neve che non scolora
posted by Francesca Pellegrino at mercoledì, gennaio 31, 2007


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22 gennaio 2007
REWIND di camomilla
Sette in punto
e magari un sorriso
sulle rugiade
bevute di fretta sui vetri
cornici di legno ubriache
le mattine di queste mattine
appena due dita di sole
sui profili sbadigliati
assenze spettinate
nei capelli assonnati e
d i o s o l o s a
di ieri e della salsedine
sotto l’unghia
memoria di pelle
e capriole sudate
[rewind di camomilla]
balbettando le ore dei bambini
nei cortili di sabbia
e la voce di mia madre
dietro le caviglie di lepre.
posted by Francesca Pellegrino at lunedì, gennaio 22, 2007


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18 gennaio 2007
Sembianze Indisciplinate
C'è che un lanternino
smaglia il buio acido
-anticipando- questa di me ombra
E' pressapoco notte, e fonda,
spessa, sulle spalle ingolfite
inquisite da un sì barlume fioco.
E stare a trafugare alibi
dagli indici sazi
sarebbe come cercare
l’esatta disciplina
di queste onde trascurate
tridimensionali di quel solo
che basta a farmi obesa
probabilmente
cieca fisionomia d’iride
allo specchio
e latitanza d’ossa
posted by Francesca Pellegrino at giovedì, gennaio 18, 2007


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11 gennaio 2007
Una tenda e fiori in erba
Ha un che di sofisticato questa tenda
fiori in erba e odore di cielo
e mi dissi se fosse il caso
concedermi lo sbirciare
il di fuori vivo e vegeto
Magari tenendomi fermi
i gomiti sul petto
e sorseggiandomi a noia
due dita di rhum e tutte le ore
di oggi
Finendo forse
a barcollare l’unghia
su dita di formica
recitando i passi dei gamberi
in quelle ore che nessuno dice
ma mi muoiono appresso
annoiandomi le branchie
proprio a me
che sono solo acqua
sotto quel fumo.
E mi dicevo
semmai ingrate si fossero dimostrate le ombre
che forse
un chissà domani
avrei potuto spolverare le ore di oggi
Io finalmente
argenteria fiera.
posted by Francesca Pellegrino at giovedì, gennaio 11, 2007


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08 gennaio 2007
Eufemismo Inverso - La Casa e il Raccoglitore
etichette livide
inchiostro nero seppia
slavato il nome
sul dorso del raccoglitore
grigio d’assenza
negli angoli muti
anelli caduti
bulimia di esili lacrime
l’indelebile impronta degli inverni
al fulmicotone e
freddo freddo freddo bianco
quei fogli a righe storte
per deragliarmi notti
e aurore impolverate
masticando vetri
è solo un archivio solo
solo un archivio
adesso
posted by Francesca Pellegrino at lunedì, gennaio 08, 2007


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05 gennaio 2007
Argento Novecentoventicinque
L’abatjour polemizza
ombre in
controluce di vuoti
a rendere
e forse un caffè
mi risolverebbe il sonno
nelle porcellane
livide di polvere
e memoria di vetro
nelle vene
di queste ore intransitive
tergiversate
a piè di pagina
aspettando l’attimo
senza attrito
venirmi addosso
io e un vassoio
argento novecentoventicinque.
posted by Francesca Pellegrino at venerdì, gennaio 05, 2007


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04 gennaio 2007
Mia madre mi voleva ballerina
L’oroscopo di domani
non promette nulla di buono
e raggirare le clessidre
adesso
sarebbe poco più che
improvvisarmi cancello
di lance arrotate
io e l’inesorabile colpa
di mille nuvole trafitte.
A sinistra
una maglia siede
un dìndolo di sonno
gomitoli di noia e
aria scaduta
scenografia semiseria
queste pareti bianche
e a destra
l’occhio di mia madre
aspetta un volo di tulle
e scarpe per punte
ballerine.
posted by Francesca Pellegrino at giovedì, gennaio 04, 2007


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20 dicembre 2006
Eufemismo Inverso - Me e il Pavimento
Usura diagnosticata
piastrella di ceramica
ventiperventi
stagionatura a caldo di almeno
una generazione in scatole
condominiali
e transumanza di margherite
povere povere
millenovecentosettantaquattro
suole di cuoio
recidive
Prescindo comunque
i passi singhiozzati in su e giù
ricalcando le geometrie arrabbiate
della voce e
l’insolente tramestio
delle sedie
e le volte
che notti di polemiche lampadine
precipitavano
in gravità metalliche
e cocci rotti
forever
e non ricordo
che nessuno avesse predetto
destino più inesorabile
troppo facile morire così
troppo.
Le fughe rotte non rimarginano
posted by Francesca Pellegrino at mercoledì, dicembre 20, 2006


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18 dicembre 2006
ninnanannami
Mi sbadiglia il profilo un respiro avventato
a malapena buio d’iride, vedo
vedo tracce di persiane spiare la poco più che ombra,
vedo buio
e basta
- non escludo parentesi aperte
nella stanza –
E tu, tracciami in coordinate sul cuore e
ninnanannami,
fallo adesso spingendo voli di viole stinte
su per le pareti e quadri che non dicono
domani.
E poi, dimmi se li vedi questi fiori imbalsamati
sentinelle sulle tegole assonnate
sogno dispari di petali
e m’ama non m’ama
- un solo sorso d’acqua per favore
(per favore) -
che non hai mai visto sete
e sono sabbia sdraiata e maledetta
ed intorno
solo
sole
sola
.io
posted by Francesca Pellegrino at lunedì, dicembre 18, 2006


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17 dicembre 2006
Dicembre incrinato e noi
Per non incrinarci gli occhi
potremmo ingannarci le ore
bevendoci la fretta fino a notte fonda
intanto che vetrine si mangiano
buio e foglie rosse.
Ipocrisie a parte
potremmo rimproverarci
l’attesa delle mattine, quando l’inverno
vorrebbe soltanto un poco di neve
quanto basta per sbracare sorrisi
sulle lancette e giorni gambe in spalla.
E finalmente un po’ di sole, dopo.
Destini a parte
potremmo farci le carezze delle sorelle
e fare di tutto quel grembo
un unico ombrello
per le uggiose scenografie
come, di adesso, ad esempio
i vetri mezzodicembre
appannati.
posted by Francesca Pellegrino at domenica, dicembre 17, 2006


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12 dicembre 2006
Anima e Anima - Volumetrie Pertinenti
La mia di rovere anima
buona di graniglia
vaniglia svestita di tutto punto
stracci di rosa sulle labbra incaute.
Guarda come se ne sta bianca la pelle
come se ne sta ferma
ozio che non muove dito, candela
che non trema luce.
Al centro, la di lui impronta nuda nuda
bello amore di anidridi sulla faccia
e iridi bucate, bello amore
palmi di risacca.
Sospiri e poi sospiri, respiri
che non sanno terraferma di
paradisi inversi tra le dune spigolose
della tramontana.
Guarda come me ne sto bella
bella odorosa madreperla, come
me ne sto amore
corazza di conchiglia.
posted by Francesca Pellegrino at martedì, dicembre 12, 2006


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11 dicembre 2006
Mi hai lasciato l'eco sulle labbra
E’ stato un attimo naufrago
tra il dire ed il fare delle ore
che vanno e intanto vivo e
ho creduto di vedere di nascosto
il fantasma delle nostre labbra
di stanotte, di sempre, di mai
girare l’ultimo spigolo di strada e
intanto vivo parole che non oso
in questo confinarti sulle note
a margine ora che attendo
pupille per aria sostando
sospiri e intanto
vivo e tu non negarmi
non rinnegarmi anzi
trascendimi e trascendimi ancora
contrasto di iridi e pelle
ora che tutto va come deve
partire baci di dita alla mano
da tutta me dal treno dal mai
trascorrimi ancora ora
e intanto vivo
posted by Francesca Pellegrino at lunedì, dicembre 11, 2006


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05 dicembre 2006
Dietro le colline delle zingare
Non direi male
del nulla
se non fosse che ci vive
nella bocca
adesso che levo vele di tende
a nastro
oltre la retorica delle
primavere inaudite
senza più congiuntivi
per sognare la pace
delle foglie. Ci pensavi?
Erano nostre,
eppure eravamo
imperfetti di rimmel
dietro le colline delle zingare
e mai che una perla
fosse al suo posto.
Ci credevi alle dita
che non abbiamo mai saputo?
Io si, ogni giorno
che ho suonato usci
pregando ventagli di porte
ad aprirsi e
finalmente
vento.
posted by Francesca Pellegrino at martedì, dicembre 05, 2006


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29 novembre 2006
Disarmonico scalzo sulle tegole della notte
Mancandomi il sonno
dei cuscini
stendevo veli
sulle ore in avanzo
e puntualmente finivo
con lo scavare il conforto
dalle tegole
unghia dopo unghia.
Altre volte
sudavo il freddo dei portoni
nelle camicie, eppure
non ero per strada!
Anche se i rumori
erano quelli di un bar
che non chiude la notte
e respira fischi in arrivo
dentro un cappotto scuro.
Quante dita ho visto
salutare un addio!
ma nessuna voce
chiamava il mio nome
Il rumore era quello
del metallo sul metallo
dente su dente, si
era l’avorio forse che tossiva.
non io, no.
Io tacevo castelli metropolitani
semmai
sotto gli architrave
che non entravo
e tutto il bene che mi dicevo
era solo per sparire.
Era solo per bugia.
posted by Francesca Pellegrino at mercoledì, novembre 29, 2006


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28 novembre 2006
Coincidenze da perdere al volo
Semplici coincidenze
questi baveri bianchi
di circostanza, deragliati
sul finire della corsa
e pensare che un solo millimetro
ne avrebbe fermato la fuga.
Ma non sarò di certo io
a restare lì a guardare
le orme seminate, dietro
lacrimando stupidi rimpianti
briciole mai colte
ché persino l’orizzonte
è lontano adesso
come quei minuti che
si fermano sulle lancette
della domenica.
Eppure una campana
rintocca le ore
le ore, le ore
Da qualche parte
qualcuno brucia sigari e vite
Altri forse sbadigliano
e magari fosse per la noia
E fuorionda io,
dietro tutto questo andare che ostinavo la fretta delle madri
sui talloni
e achille banalmente
era tutta un’altra storia.
posted by Francesca Pellegrino at martedì, novembre 28, 2006


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21 novembre 2006
Ombre Cinesi
Si poteva proseguire
tentoni di buio
negli occhi
su per le pareti di
ore da ergastolani
in prima fila
terrazze d’aria e sole
l’ultimo dopo le cinque.
O anche
trascurare le rettilinee
inclinazioni delle meridiane
cornici reclinate
inventando architetture
di ombre sui muri
in quei quarti che andiamo
senza mai ieri
ad assomigliarci
ché quand’anche
fosse stata notte
non sarebbero stati altri
i contorni di questi
profili annusati
nel diletto di sapersi
respirando anidridi e
ciprie da colletti bianchi
e so solo che
in tutto questo procedere di
labbra su labbra
era la fame del pane
la sola a saziarci.
posted by Francesca Pellegrino at martedì, novembre 21, 2006


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14 novembre 2006
Polaroid diciassette
In primo piano
c’è che un solequarantawatt
se ne sta incollato ai
silenzi pretestuosi delle quindici
masticando code e
cavallerie rusticane.
Lei
in contropiano
fascia imperativi con della garza
appena sopra il buio rotto
delle labbra e
girovaga trapezi con le dita
prescindendo lui in un cappotto
ghiaccio e fumo di sigarette
ghiaccio e fumo
soltanto.
Più in là c’è chi corrompe
aquiloni con del vento nuovo
di zecca
e un branco, fuoripiano
rumina fuliggine
dietro muri di lenti scure
sudando camicie e monumenti
di braccia sul petto.
C’è che se stanno tutti fermi
dietro l’obiettivo
quando stringo il diaframma e
polaroid diciassette.
posted by Francesca Pellegrino at martedì, novembre 14, 2006


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09 novembre 2006
BUGIA
L’ultima volta si dormiva sui palmi
ed era di flanella il sonno
e se non fosse per l’arroganza dei metri
con la fretta nelle caviglie, verrei
a farti il caldo nelle mani
castagne ad ottobre.
Sapessi com’è sbiadito il furore dagli occhi
forse per via della tramontana
che ci è passata in mezzo, ma non temere
il freddo era solo all’inizio, ora sembra
quasi pace. Quasi
pace.
Ed intanto che non mi sai
vorrei tanto giocassimo assieme
a recitare le foglie, tu con le tue
ed io me le invento
sulle palpebre scese.
O anche provare a inseguirci
dita di maglie nel vento, tane su un muro,
le vite che voglio
con te.
Intanto che non ci sono
tu non aspettarmi così, coi gomiti
sugli stipiti ruvidi delle attese
ché non tornano. Ed io non torno,
ma non te lo sto neanche a dire
che il cielo non può attendermi
e che questo è un paradiso muto
senza la tua voce.
Arrivo presto
come posso come questa …
posted by Francesca Pellegrino at giovedì, novembre 09, 2006


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07 novembre 2006
Avrai rose da davanzale, rosse tutti le mattine che sei
Dannati passi, questi passi
che vado e non so come
e dopo tutto quel dove
ho il petto che non vuol
sentire ragioni per questi respiri
che vestono cuoio e imprecano calci
sulle imposte dell’inverno
battendo i denti nel buiofreddo
ché solo la neve ne sa qualcosa.Dannati passi, dovendo scegliere
una volta per tutte, di invertire rotte
secoli prima di tutto questo divenire
e recidere il sonno sotto pile di favole
e principi, se mangi la mela più
rossa, finisce che l’amore ti bacia
e avrai rose da davanzale, rosse tutte
le mattine che sei, invece di lasciare
macerare lancette ed aceto, domani
come domani che non è un altro giorno.Ma un giorno
semplicemente.
posted by Francesca Pellegrino at martedì, novembre 07, 2006


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26 ottobre 2006
Sono Aradollo, il mondo
Titolo originale : "Un illusione risponde"Che volete che dica, io
che difficilmente immergo la testa
sotto dune e dune di sabbia
almeno per quanto poco
ami impicciare le mani
dentro affari diversi, eppure
sembra non esserci posto diverso
al mondo
da questo mio ventre di balena e
candele che tentano capriole
sulla sete dei deserti e
finisce sempre in fumo
il fiato di chi disegna arcobaleni
sul ghiaccio
e poi piange mille code di coccodrillo
ed io rido!
Cos’altro dovrei fare, poi
se sono terra e
sono grembo e
sono aria e
sono acqua e
sono sete e
sono veleno di mela sull’albero.
Che volete che dica, io
che non ho mai taciuto le mani
dietro cattedrali di ore al mercurio
sui polsi slogati, io
Aradollo
deserto e fiera
di tutto il mondo.
posted by Francesca Pellegrino at giovedì, ottobre 26, 2006


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Sviando solitudini sdentate sui comodini accesi
I sorrisi
cercano un contegno
dietro le quinte di nuvole e
nuvole
ed è acqua questo cielo
che suda sipari di velluto.
E noi, senza volto
per i polpastrelli
e altalene di respiri
le schiene risalite
a due, noi due
crudo d’anima e pelle
a mille passi dal cielo
ed è solo una fortuna
che siano metri
gli anni luce di solitudini
sdentate sui comodini accesi.
Ché
se così fosse
fosse anche soltanto per
un difetto di labbra
farei di indici e medi
il mio treno e
raggiungerti,
dormendoti a compasso
sul sonno.
posted by Francesca Pellegrino at giovedì, ottobre 26, 2006


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19 ottobre 2006
Un mendicante col palmo sbagliato
Non sai mai
in che palmi puoi inciampare
nelle piazze accese
che piovono buio a ore
e la notte ha dita aperte
sulla sete delle fontane
perché c’è chi benda la luce
con bugie da - dodici figli
apostolano dietro le mandate
di ferro e arrugginiscono di respiri
per un centesimo -
mendicando destini impossibili
dietro le nuvole di qualcun altro!
Ma
non hanno figli e
non sono dodici e
non vedono nuvole perché
non sanno che l’oro è solo paglia secca
sotto il cielo d’agosto
e che sono loro il fuoco.
posted by Francesca Pellegrino at giovedì, ottobre 19, 2006


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14 ottobre 2006
Una noia mortale
Sono secoli
che vanno balbettando così
i tramonti di fine stagione
nelle stanze
muri di cartone da respirare
ore alterne ed echi
smerigliati sulle ipotenuse aperte
degli angoli
Ché se solo ci fosse un respiro
soffocherebbero tutti
questi spifferi squattrinati
da due lire per un bacio e
sempre asciutte le parole
bisbigliano di quando il buio
era luce nelle mattine di corsa
e matite appuntite che si fanno
cielo e casa
sui fogli ruvidi e bianchi
Ché
se solo ci fossero dita
ricalcherebbero profili
e longitudini
di questo vento sciroccato
senza nocche e campane
alla porta
da un vita.
posted by Francesca Pellegrino at sabato, ottobre 14, 2006


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09 ottobre 2006
Fiori che non se ne può più
Fiori,
ipocrita formalità, questi fiori
sui davanzali sospettosi dei marmi
nostalgie a rendere e in
nome di dio
lavateli da quell’odore
di incenso scaduto
sui petali che non sanno che piangere
e recitano
il silenzio di un grido
che soffoca
dentro
E pensare che
non più di un’ora fa
erano un giardino di spose
da scartare
in ginocchio sui velluti
e tappeti rossi
di petali intatti
che non recidevano labbra
E solo fino a ieri
- credetemi -
li ho visti mangiarsi le foglie
di un autunno sui balconi
sorridendo gerani
come i bambini di dicembre e
mandorle sui tavoli.
Fiori,
fiori che non se ne può più
ipocrisie che pago
col peso dell’oro
nel cuore.
Fiori,
che non è vita
questa vita
fuori.
posted by Francesca Pellegrino at lunedì, ottobre 09, 2006


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06 ottobre 2006
Un "se" queste nuvole dovessero sciogliersi
Pensavo ai “se”
di quei “se” che ti fermi sui bordi
che cammini e ritornano memorie
di aquiloni
nelle dita prensili.
Di quei “se “
che hanno il vento di marzo
in testa e ti trovano
ombrello di respiri bucati
“se” queste nuvole
dovessero sciogliersi
all’improvviso, mille e più
assenze nella sete di sale
sugli occhi
quell’attenderti di
- povere stelle -
Per quei “se”
- dovendo ancora
di niente
vivere –
(Se
e solo se
questo cielo
dovesse scolorire
un giorno)
berrei d’un sorso
tutti i veleni del mondo
in polvere di amnesie
perenni
per dormire
mille vite
ancora
posted by Francesca Pellegrino at venerdì, ottobre 06, 2006


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04 ottobre 2006
Io, te e tutto questo paradiso
Stanze
dentro stanze
muri poco nuovi
e odori di vita
usata
sulle sedie barcollanti.
Il divano non è
davvero niente di speciale,
stoffa traslucida, azzurro elettrico
legno di mille calendari
nelle gambe senza ginocchia
e ancora mi chiedo come
potesse sostenere
un mondo intero
dentro
i misteri irrisolti
di nuvole che vedo sostare
reclinate, recitando sinagoghe
di sospiri
noi
pergolati di dita alle mani
e mai ultimo
l’ennesimo respiro
mai
p r e s c i n d i b i l i
io, te
e tutto questo
paradiso.
posted by Francesca Pellegrino at mercoledì, ottobre 04, 2006


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Troppe noci per questo tavolo tarlato
Troppe rose imbalsamate
nei giardini di cartapesta, troppe noci
su questo tavolo tarlato
Dovrei tirare a lucido le labbra
- cromatina e sorrisi -
per questo pubblico pagante
applaudiranno
e chiederanno il bis dopo l’amaro
e ci sarà da morire dal ridere o forse
ci sarà da morire e basta perchè
verrà a mancare persino l’aria viziata
delle notti troppo sorde di fumo.
Si, ci sono troppe noci
su questo tavolo tarlato.
posted by Francesca Pellegrino at mercoledì, ottobre 04, 2006


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21 settembre 2006
Non si direbbe ma piove anche sotto gli ombrelli
Era niente, sostare città
respirando lune intere di zolfo
sotto i marciapiedi e
il fracasso delle cattedrali
le notti che non dorme nessuno
Dovevo fermarmi
un minuto prima di ieri,
prima che venissero
a piovere i mille congiuntivi a dirotto
di questo cielo intubato
Prima di lasciarmi corrompere
con quattro nuvole lasciate a
scongelare appena sotto il sole
(e dire che non fa neanche
caldo oggi, sotto la pelle)
Era niente
tutto questo deglutire con le ginocchia
a carponi
tutti sassi che cammino.
posted by Francesca Pellegrino at giovedì, settembre 21, 2006


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19 settembre 2006
Un colpo che non era a salve
Qui, le conchiglie non traducono
le declinazioni del vento
e le ore sono ergastolani
agli arresti domiciliari .
Il cielo è una zebra che semina
vizi e noia con la zampa destra
e annoderei lenzuola in fila
per tentare la fuga da questi sorrisi
parzialmente scremati, se non fosse
per le sbarre così strette.
Non rumino più ruggine di porte
aperte.
Resto, cos’altro posso fare, poi?
Aspettare, qui
è una corsa morta
sulla linea di partenza
e il colpo non era a salve.
posted by Francesca Pellegrino at martedì, settembre 19, 2006


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15 settembre 2006
non ho più maiuscole per il dio di questo cielo
inizio a prendere in seria considerazione
l'idea di disertare una volta per tutte
il palcoscenico muto
delle ombre stampate sui muri
e davvero
non ho più maiuscole per il dio di questo cielo
che traspira neve sui fiori in letargo
che gratta la fortuna con le unghie
in questo silenzio doppio strato
di un sole sempre troppo basso
e c'è qualcuno - non so chi però -
che arma la terra di filo spinato
e mangia ortiche ingoiando anidridi
e finisce col dormire spilli
in ergastolo
dentro un frigo spento
a marcire d'assenza nel tallone d'achille
a funambolare lancette al quarzo
sotto la luna piena di vuoto
semplicemente pregando
che non faccia più
giorno
domani.
posted by Francesca Pellegrino at venerdì, settembre 15, 2006


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14 settembre 2006
Di certe madonne
Ci sono madonne ma donne non sono
che ridono se c’è da piangere
e piangono se vogliono ridere, poi
E lo fanno a mezzelabbra
per mezzisorrisi
come fanno le gioconde
dietro cornici di ottone
improvvissando leve di smalto
sulle unghie a balconcino.
E il giorno dopo di una notte mannara
le ho viste nascondere
coccodrilli in lacrime
in mezzo alle gambe
aperte.
posted by Francesca Pellegrino at giovedì, settembre 14, 2006


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13 settembre 2006
non ha più maiuscole il dio di questo cielo
non ha più maiuscole il dio di questo cielo
che continua a eiaculare neve
sui fiori in letargo e insufficienza di unghie
a grattare la fortuna di questo silenzio
doppio strato. e inizio a prendere
in seria considerazione l'idea di
disertare una volta per tutte
il palcoscenico muto delle ombre
stampate sui muri quando il sole è basso
e si vorrebbe armare la terra di filo spinato
e mangiare ortiche a colazione e dormire spilli
in ergastolo e ingoiare anidridi e aspettare
tre giorni dentro un frigo spento e marcire
d'assenza nel tallone d'achille e funambolare
lancette al quarzo sotto la luna piena di
vuoto aspettando semplicemente che non
faccia giorno.
domani.
posted by Francesca Pellegrino at mercoledì, settembre 13, 2006


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11 settembre 2006
Tratteggio di una visita medica
Le luci nelle stanze dei medici
sono bianche_bianche, sempre
come la faccia di certe mattine
dopo una notte bevuta nei palmi delle mani
e l’acqua è ruggine per il fegato
E poi quelle lettighe della serie: “si sdrai e dica trentatre
sono gli anni di cristo e forse io sto morendo e, cortesemente,
favorisca il suo codice fiscale”
Pretende di sentirmi battito
scandagliandomi il petto
con uno stetoscopio datato
millenovecentosessantacinque
regalo di laurea dallo zio di molto molto
lontano e chissà se, in battere e levare,
gli arriva il nome mio
in fondo, sto morendo io
forse.
posted by Francesca Pellegrino at lunedì, settembre 11, 2006


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08 settembre 2006
Tratteggio di una notte puttana
Il verbo si aggira per i bassifondi incestuosi di
questa alba da mille e un’insonnia e
mi verrebbe di corrergli dietro
a quattro zampe come i cani
che inseguono per la coda il vento
ed è notte dietro i sipari.
Intanto ad un incrocio qualsiasi
Gnuma ride ma non lo sa neanche
ha gambe storte, troppo magra
per reggersi in piedi e poi a quest’ora
dormire sarebbe un miracolo
e i miracoli non hanno la pelle scura
e penso: Chissà quante Gnuma
si nascondono dietro i vetri delle macchine
e non le vedo.
Quasi, quasi me ne torno nella tana
a fare il verso a questa luna di traverso
Chissà se adesso Gnuma ride.
O dorme.
posted by Francesca Pellegrino at venerdì, settembre 08, 2006


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07 settembre 2006
Un paio di scarpe rosse
Se avessi potuto, avrei scelto
un cappello di quelli frangisole
che tratteggiano ombre assurde sulla faccia
e un vestito di organza – leggero_leggero -
un paio di scarpe rosse in tinta col foulard
o magari, in via del tutto eccezionale, verdi
per somigliare meglio a quei due cuori
finiti in una capanna in mezzo ad un'isola
in mezzo all’oceano, in mezzo al nulla del nulla
e davvero, mi capita di vedermi tutta agghindata
luccicante. Splendida! Poi, quando incrocio
uno specchio, la vedo sul petto. Imperativa!
E’ una croce storta, anche se mi hanno detto che
si tratta di una “X”, roba da incognite, insomma,figlia di Algebra, che non doveva essere propriouna brava donna, per quanto ho capito.
Ma io, sapete, non ci ho mai creduto.
Per me resta una croce.
Storta, è vero
ma pur sempre una croce.
posted by Francesca Pellegrino at giovedì, settembre 07, 2006


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05 settembre 2006
Polaroid millenovecentosettantotto
I pensili erano isole di sogni infranti
e mia madre li risaliva per una conserva di pomodoro
su uno sgabello
io, per conto mio
avevo le gambe pressoché
alte uguali.
Ricordo
uno scamiciato leggero sopra un estate di dune di sabbia
una casa al mare e mobili che avevano una cerniera.
e la bocca dentro coppe piene_piene di fragole e limone.
Quello stesso anno seppellii una rondine
che aveva smesso le ali - forse - per troppo vento
sotto un palo della luce
ma non ne feci
parola con nessuno
Era una estate con la coda al vento
e millenovecentosettantotto.
posted by Francesca Pellegrino at martedì, settembre 05, 2006


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Una bambina finita nonsodove
Fischiava il gesso sulla lavagna
ed io arrampicavo respiri
nel tentativo di abbozzare
un paio di nuvole
una casetta di quelle in montagna
colline appuntite e il sole
e se ho abbastanza colori anche un
arcobaleno e mani nelle mani
io e mio fratello verso casa
grembiuli nel vento
che aveva il colletto bianco e un fiocco.
E vennero a mancare le ceramiche
sotto i miei plantari alzati
e le cattedre presero a tremare
forse perché era freddo
o forse ero io che tremavo e tremavo
e tremavo e si accesero steppe di silenzi intorno
tanto che l’intonaco crepava
da tutte le parti e mi portarono via
dove sono adesso
da allora.
posted by Francesca Pellegrino at martedì, settembre 05, 2006


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01 settembre 2006
Tratteggio di un impiegato
Ho appena piantato l’ennesima punes
sul sughero
così come vuole il capo
che è di là e sbraita per il lavoro che deve finire per
ieri e
ancora siamo senza canotto in alto mare
e ho visto Settembre
in una camicia a maniche lunghe
il sale nei capelli
e la sabbia nelle scarpe chiuse.
Forse piangeva sulle guance abbronzate.
Si è seduto e con estrema calma
mi ha detto: adesso dovrò aspettare giorni e giorni
se tutto va bene – trecento – Tu, intanto,
senti a me, non ci pensare neanche al
tempo che fa fuori
se piove
o se la nebbia riduce la visibilità in autostrada
ascoltami, o impazzirai – spegni anche la radio.
Apnea!
…
apnea …. apnea
Non ho risposto una parola
solo, ho deglutito il sudore freddo
delle ginocchia flesse
e ho spento la radio.
posted by Francesca Pellegrino at venerdì, settembre 01, 2006


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31 agosto 2006
Tratteggio di una cameriera
No, non era bella
forse per via di quel naso
o di quegli occhi spesso bassi
a cercare chissà cosa sul pavimento.
Aveva un grembiulino, bianco
(sarebbe apparso strano il contrario
perché portava isole di vassoi
per i tavoli al bar del gobbo)
e il suo nome lo pronunciavano tutti
- Adriana … Adriana … Adriana … -
ma lei, lei non me l’aveva mai detto.
Me lo disse, poi
una volta che chiesi del rum
e le lasciai una rosa sul vassoio
ma non ricordo che colore fosse
ma i suoi occhi si,
quelli me li ricordo.
rideva tanto che sembravano bagnate
le ciglia.
e il naso, quasi quasi
non era più tanto strano, poi.
posted by Francesca Pellegrino at giovedì, agosto 31, 2006


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28 agosto 2006
Una fine più folle di un principio
Hanno tolto le tende in gran fretta
dopo quell’ultimo, esasperato, grido
nel centro esatto della notte: pensate
che cenerentola non aveva perso
ancora la scarpetta
Erano in cento
compreso i cani e la zingara
che predisse – cadranno
giù le torri e non saranno
di babele le lingue –
Penso che a quest’ora
abbiano già risalito il vento
per la rotta di un capello sciolto
e di sicuro i loro figli
avranno fatto testamento
Gli angeli eredi, stavolta,
ci penseranno bene
prima di piantare meli e biscie
e - chissa! - forse, l’eden
si chiamerà mondo.
Forse.
posted by Francesca Pellegrino at lunedì, agosto 28, 2006


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26 agosto 2006
Tratteggio di un incanto alla deriva
Prima o poi, lo so,
inciamperò sui puntini di sospensione
che lasci al passo
e ci sarà da ridere
su quella caviglia piegata.
Basterà ripassare la lingua, sopra
come quando sbucciavo ginocchia
solo che adesso
non avrò più aquiloni a rincorrermi
con l’affanno, appresso.
Forse, si farà vivo qualche gabbiano
e io mi fingerò fiore alla deriva
dei continenti.
posted by Francesca Pellegrino at sabato, agosto 26, 2006


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Un pezzo di cielo per cinquanta centesimi
Era un mercato del sabato
in un mese senza il cappotto
e il vento non aveva i denti:
semplicemente bussava con le nocche storte
sulla punta del naso
e poi scappava via
come fanno i bambini ai citofoni
E dato che non piove più
se non per effetto
non riuscendo ormai più a respirare
ho comprato un pezzo di cielo
per cinquanta centesimi
Era su una bancarella
di quelle della roba usata
tra uno scialle piedipull
ed un jeans all’ultimo grido
e chiunque – dico chiunque –
poteva scambiarlo con
un semplice - banalissimo
niente.
Ma non di certo io
che conoscevo quelle nuvole come le mie tasche
vuote.
Da allora
ho un cielo tutto per me.
Pensate, quattro stagioni su quattro
ad un palmo dalla mia testa
io che non ho mai avuto
neanche la naftalina
per sedare i vizi
dell’aria.
E quando la luna cade
in quelle notti che è inverno
e l’ossigeno non regge neanche
un candela
ci dormo sopra.
posted by Francesca Pellegrino at sabato, agosto 26, 2006


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22 agosto 2006
Tatteggio di un tradimento
Se ci fossero state delle vocali
sono certo
avrebbero ansimato.
Non c’era nessuno
eppure c’erano orme di
ombre fresche
sui muri bianchi
e anche se non posso giurarlo
l’aria era stata viziata da poco
da sospiri clandestini
col peccato arrogante
tatuato sulla bocca.
Erano due
un uomo, lui
- lo so, io – e lei
la mia donna.
posted by Francesca Pellegrino at martedì, agosto 22, 2006


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11 agosto 2006
Una telefonata all'una e mezza
TIC TAC TIC TAC
l’orologio batte l’una
niente di nuovo
ancora
TIC TAC TIC TAC
l’orologio batte l’una e mezza e
squilla il telefono
DRIN DRIN DRIN
non dovrebbero squillare mai i telefoni
la notte.
E invece
DRIN DRIN DRIN
qualcuno alza la cornetta
shhhhh
(silenzio in casa)
"Pronto? chi parla?"
"Casa bla bla bla? ecco
le sente le sirene?
non hanno ancora smesso di suonare
è stato un brutto impatto
molto brutto.
Devo dirle che
anche se non sente urlare più nessuno
c’è qualcuno che lo ha fatto di certo
non prima di mezz’ora fa.
Rincasava
ed è successo"
BHUM!
"E’ stato uno schianto come pochi.
Lo abbiamo trovato tutto accartocciato.
E sta a vedere che non potrò neanche dormire
stanotte – ahhhh! che vitaccia -
questi turni di notte li odio
- abbiamo dovuto persino pulire il marmo -
a proposito, è lì
se proprio vuole vederlo.
Lei è la madre, vero?"
(silenzio)
"Ma, mi sta ascoltando?"
TU TU TU TU TU TU.
(The end)
posted by Francesca Pellegrino at venerdì, agosto 11, 2006


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Un banco
E’ folle!
lo dice chiaramente
quella palpebra
contratta
che batte – che batte – che batte
E poi, ditemi, le avete viste
PER CASO
le mani?
Inguardabili, CRIBBIO!
neanche un lanternino
riesumerebbe un qualche
avanzo d’unghia.
Pare che se ne vada in giro
sotto i ponti o chissà dove.
A che fare cosa, poi …
Forse, forse a maledire qualcuno
ma si, certo è proprio così!
Altrimenti che senso avrebbe
quella bava
a sinistra della bocca.
AL ROGO! E’ UNA STREGA!
o impicchiamola, magari
così vediamo fino che punto
riesce a tenere incollato il mento
sul petto.
Si accettano scommesse
sono il bancoe non piango.
posted by Francesca Pellegrino at venerdì, agosto 11, 2006


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10 agosto 2006
Un telegiornale
Posso urlare in maiuscolo - FINALMENTE -
e imperare i verbi sudici contro le persiane
perché pare che dio sia a lavarsi le manida qualche parte.
Lo dicevano
prima al telegiornale
poi hanno mandato il méteo
e ho saputo che il cielo non promette nulla di buono per i prossimi giorni
che ci sarà solo schiuma per questo mare di pezza
e che le stelle scadute
le ha sequestrate il ministero della sanità.
Pare che abbiano arrestato un paio di angeli
per questo.
posted by Francesca Pellegrino at giovedì, agosto 10, 2006


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07 agosto 2006
Un poeta alla stazione di Aradollo
Non c’è da credere
ad una sola parola dei poeti
L’ho capito una sera
che ne ho visto uno
alla stazione di Aradollo
aveva le gambe corte e
beveva gli addii dalle pozzanghere
fino ad ubriacarsene
e mentiva quando disse che partiva
e che non tornava
Lo sa persino il vento:
da Aradollo non si scappa.
posted by Francesca Pellegrino at lunedì, agosto 07, 2006


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03 agosto 2006
Un uomo che ha perso l'asfalto
Sui gradini, potrei tenere un monologo
di quelli con i riflettori puntati addosso e
sette camicie da sudare – ma non importa –
perché tutti ti pendono dalle labbra e
aspettano solo una pausa
- la mia pausa – per respirare
Ho provato
a contarli un giorno
che ho perso le dita
dietro un cartone di vino
e inciampavo il fiato nelle caviglie
ma niente da fare
arrivavo a dieci e le vocali
tentavano il suicidio
sulle alzate di marmo
e puntualmente ci riuscivano.
Ed è inutile
- irrimediabilmente inutile -
tentare di ricorrere al corrimano: finirei
col guardare sotto
e guai a guardare sotto.
Un mio amico c’è rimasto secco,
gli porto ancora fiori ogni domenica.
E non crediate che io sia pazzo!
in quel caso indosserei una
camicia bianca doppiogiro
di lacci sul petto
Sono solo uno che ha perso l’asfalto
ed è soltanto un caso
che non sia stato per strada.
posted by Francesca Pellegrino at giovedì, agosto 03, 2006


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02 agosto 2006
A coltivare tulipani
Pensavo: si potrebbe partire
per l’Olanda
a coltivare tulipani
Mi hanno detto che c’è un treno
di quelli che si prendono al volo
come un taxi
e se ti sporchi le mani di carbone
ti regalano il biglietto
vista_fumo_nero_senza_londra
andata e ritorno.
Ci vorranno quattro lune
sempre che tutto vada bene
e nel peggiore dei casi
proseguiremo sui gomiti
filo d’erba dopo filo d’erba
a passo di lombrico.
Arriveremo, vedrai.
posted by Francesca Pellegrino at mercoledì, agosto 02, 2006


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01 agosto 2006
Contanimazione: Un senso di colpa
Dissentirai, certo,
non hai mai fatto altro.
- shhhhh, la gente mormora
e che non si sappia in giro
che hai sangue da vendere tu! –
dicevi così, ricordi?
Battevi il plantare
sulle soglie in ritardo
come puntualmente fanno i treni
e pensare che io non ne
avevo mai presi.
Li ho persi tutti, sempre.
Quelli che perdi, fischiano più forte
e a volte sparano fiori dai finestrini in corsa.
Io ero sempre sotto a raccoglierli.
Si, non preoccuparti,
lo so che è pericoloso
corrervi accanto.
Sto ferma.
E poi, tutto il tempo ad ascoltarti
per perdonarmi. Poi correvo a levar via le lenzuola
per ritrovare le iridi, bucate
così come le avevo lasciate
dentro lo specchio.
Io, sempre figlia
tu, sempre madre
posted by Francesca Pellegrino at martedì, agosto 01, 2006

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